un principe curdo

Un principe curdo

Traduzione di Flavia Milanese

Prefazione e cura di Mirella Scriboni

Amore, intrigo, avventura, tutti gli ingredienti classici del romanzo d’appendice. Con in più, però, l’intelligenza e l’ironia dell’autrice, che trasformano il racconto nell’occasione per conoscere un popolo, la sua storia e la sua cultura, e per sfatare miti e pregiudizi. A cent’anni da quando fu scritta, viene ripubblicata la seconda delle Scènes de la vie turque di Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

Un principe bello, coraggioso, generoso, innamoratissimo della moglie sdegnosa che rifiuta sia i suoi doni che il suo amore. Potrebbe sembrare Il figlio dello sceicco o un romanzo di Delly, ma già la vivace presentazione delle altre mogli del principe ci ha fatto capire di trovarci davanti a qualcosa di diverso. Un principe curdo è un romanzo condotto su un doppio registro: quello della storia d’amore e d’avventura, appassionante e romantica, e l’altro, in controcanto, del commento dell’autrice che osserva e analizza i comportamenti umani, simili nella loro diversità sotto ogni cielo. La vicenda di Habibé e del principe curdo evidenzia non solo la capacità delle donne (occidentali e orientali) di agire e di scegliere – lottando contro gli ostacoli esterni ed interni che in entrambe le società ne limitano la libertà di scelta – ma anche una complessità dell’identità dell’uomo orientale dietro lo stereotipo dell’Oriente come luogo di puro erotismo, di sentimenti rozzi e, in definitiva, di assenza di sentimenti. Grazie anche al rilievo dato allo scenario politico e sociale, la storia narrata si sottrae al cliché dell’harem e delle sue tipologie femminili e maschili e mostra un Oriente non fissato in un’immobilità astorica da Mille e una notte, ma luogo di divenire storico e sociale.

Informazioni aggiuntive

  • anno: 1998
  • numero collana: 9
  • pagine: 162
  • ISBN: 978-88-86780-18-6
  • prezzo: € 12,00
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Cristina Trivulzio di Belgiojoso

Nasce il 28 giugno 1808 a Milano. Quando ha solo 4 anni, il padre muore, lasciandola erede del ricco patrimonio dei Trivulzio. La madre, Vittoria, sposa dopo poco Alessandro Visconti D’Aragona, aristocratico di vedute liberali e membro del gruppo del "Conciliatore". Il suo arresto nel 1821, in collegamento alla congiura antiaustriaca, è alla base della formazione politica di Cristina. A sedici anni sposa il principe Emilio Barbiano di Belgiojoso, il matrimonio tuttavia dura poco e nel 1828 Cristina decide di lasciare il marito frivolo e donnaiolo. Ottenuto un passaporto francese, inizia a viaggiare fuori e dentro l’Italia entrando in contatto con gli intellettuali liberali e patrioti dell’epoca; nel 1830 è a Ginevra, città che è il punto di riferimento per il dibattito culturale e politico dove conosce molti esuli e, a seguito di una rocambolesca fuga, riesce a varcare il confine francese, cosa che le era stata proibita da un’ingiunzione della polizia austriaca. In poco tempo Cristina fa due importanti conoscenze: Augustin Thierry, storico per il quale nutrirà sempre dell’affetto, e Francois Mignet. Negli anni trenta si trasferisce a Parigi e superate le difficoltà finanziarie dà vita a uno dei più frequentati e vitali salotti, divenendo il punto di riferimento di esuli italiani che organizza e sostiene anche finanziariamente, di politici e intellettuali che vivono o sono di passaggio a Parigi. Basta qui solo ricordare alcuni nomi: Filippo Buonarroti, Camillo Cavour, Toqueville, Balzac, Heine, Liszt, Bellini. Nel 1838 nasce la figlia Marie. Negli anni quaranta dopo un lungo soggiorno in Inghilterra, ritorna in Italia. Nel 1845 assume la direzione dalla Gazzetta Italiana. Nel 1848-49 si trova in Italia e, raggiunta a Napoli dalla notizia dell’insurrezione di Milano, raccoglie un battaglione di volontari e vi arriva per dare sostegno al governo provvisorio. Dopo la sconfitta dei moti rivoluzionari torna a Parigi da dove riprende i contatti con Mazzini e tenta di riorganizzare l’opposizione all’Austria. Nel 1852 parte per un pellegrinaggio a Gerusalemme. In seguito all’attentato subito ad opera di un esule bergamasco, si lascia convincere a rientrare in Italia. Negli anni che vanno dal 1855 al 1871 escono la maggior parte dei suoi articoli e racconti di ispirazione orientale e le sue ultime opere di riflessione politica quali Sulla moderna politica internazionale e nel 1866 esce il breve ma intenso Della presente condizione delle donne e del loro avvenire. Vive gli ultimi anni quasi in ritiro fra Milano e la villa della figlia sposata al marchese Ludovico Trotti, sul lago di Como. Muore a Milano il 5 luglio 1871 all’età di 63 anni.