emina

Emina

Traduzione di Flavia Milanese

Prefazione e cura di Mirella Scriboni

Donna affascinante, intelligente, indipendente, Cristina Trivulzio di Belgiojoso aveva troppe qualità da farsi perdonare. Per questo, dopo una vita avventurosa e nomade, è stata quasi dimenticata. Emina, uno dei racconti di Scènes de la vie turque, ispirato alle vicende vissute durante il suo soggiorno in Turchia, è solo ora, dopo più di cent’anni, nuovamente tradotto e pubblicato in italiano. Emina, la protagonista di questo romanzo breve, è una povera pastorella, data in sposa ancora bambina a un bey, che si trova ad affrontare, senza sapersi difendere, l’ostilità della prima moglie del bey e che rimane vittima degli intrighi della rivale, ma anche dell’insensibilità del marito e soprattutto di una società alle cui regole è estranea. Nella narrazione interviene la voce dell’autrice, che commenta, partecipe ma nello stesso tempo capace di smorzare i toni e osservare con oggettività. Verso la fine del romanzo la narratrice diventa essa stessa personaggio e descrive come ha conosciuto Emina durante uno dei suoi viaggi. In quel momento lo sguardo della donna occidentale e quello della donna orientale si incontrano – oltre il velo – e si interrogano, alla ricerca di aiuto, di conoscenza reciproca e di solidarietà. Lo sguardo della donna orientale non è vuoto e inespressivo, ma è quello di chi ha già osservato ed appreso, pur nella limitatezza dell’esperienza che le è stata consentita.

Informazioni aggiuntive

  • anno: 1997
  • numero collana: 4
  • pagine: 162
  • ISBN: 978-88-86780-08-7
  • prezzo: € 12,00
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Cristina Trivulzio di Belgiojoso

Nasce il 28 giugno 1808 a Milano. Quando ha solo 4 anni, il padre muore, lasciandola erede del ricco patrimonio dei Trivulzio. La madre, Vittoria, sposa dopo poco Alessandro Visconti D’Aragona, aristocratico di vedute liberali e membro del gruppo del "Conciliatore". Il suo arresto nel 1821, in collegamento alla congiura antiaustriaca, è alla base della formazione politica di Cristina. A sedici anni sposa il principe Emilio Barbiano di Belgiojoso, il matrimonio tuttavia dura poco e nel 1828 Cristina decide di lasciare il marito frivolo e donnaiolo. Ottenuto un passaporto francese, inizia a viaggiare fuori e dentro l’Italia entrando in contatto con gli intellettuali liberali e patrioti dell’epoca; nel 1830 è a Ginevra, città che è il punto di riferimento per il dibattito culturale e politico dove conosce molti esuli e, a seguito di una rocambolesca fuga, riesce a varcare il confine francese, cosa che le era stata proibita da un’ingiunzione della polizia austriaca. In poco tempo Cristina fa due importanti conoscenze: Augustin Thierry, storico per il quale nutrirà sempre dell’affetto, e Francois Mignet. Negli anni trenta si trasferisce a Parigi e superate le difficoltà finanziarie dà vita a uno dei più frequentati e vitali salotti, divenendo il punto di riferimento di esuli italiani che organizza e sostiene anche finanziariamente, di politici e intellettuali che vivono o sono di passaggio a Parigi. Basta qui solo ricordare alcuni nomi: Filippo Buonarroti, Camillo Cavour, Toqueville, Balzac, Heine, Liszt, Bellini. Nel 1838 nasce la figlia Marie. Negli anni quaranta dopo un lungo soggiorno in Inghilterra, ritorna in Italia. Nel 1845 assume la direzione dalla Gazzetta Italiana. Nel 1848-49 si trova in Italia e, raggiunta a Napoli dalla notizia dell’insurrezione di Milano, raccoglie un battaglione di volontari e vi arriva per dare sostegno al governo provvisorio. Dopo la sconfitta dei moti rivoluzionari torna a Parigi da dove riprende i contatti con Mazzini e tenta di riorganizzare l’opposizione all’Austria. Nel 1852 parte per un pellegrinaggio a Gerusalemme. In seguito all’attentato subito ad opera di un esule bergamasco, si lascia convincere a rientrare in Italia. Negli anni che vanno dal 1855 al 1871 escono la maggior parte dei suoi articoli e racconti di ispirazione orientale e le sue ultime opere di riflessione politica quali Sulla moderna politica internazionale e nel 1866 esce il breve ma intenso Della presente condizione delle donne e del loro avvenire. Vive gli ultimi anni quasi in ritiro fra Milano e la villa della figlia sposata al marchese Ludovico Trotti, sul lago di Como. Muore a Milano il 5 luglio 1871 all’età di 63 anni.